21Set
investigazioni italia controllo permessi non retribuiti
By: investigazioni-italia-mm Acceso: 21 settembre 2018 In: Articoli, News Comments: 0

Per comprendere meglio il fenomeno occorre una premessa:

La L. n.104/92 nasce in attuazione dei principi costituzionali che tutelano i diritti, l’integrazione sociale e l’assistenza delle persone affette da disabilità.

In realtà sappiamo ci sono decine di migliaia di dipendenti, pubblici e privati, che dispongono di permessi retribuiti fino a tre giorni al mese, che dovrebbero utilizzare per accudire un parente stretto, affetto da gravi patologie, ma in realtà ne abusano per altri fini personali, danneggiando così aziende, colleghi e Inps.

Si calcola che In Italia le assenze dal lavoro per malattia, nel pubblico come nel privato, sono oltre il doppio rispetto alla media europea, mentre è quasi tripla l’incidenza dei congedi della L. 104/92. Lo studio evidenzia che i percettori della L.104/92, tra dipendenti pubblici (12%) e privati, (9%), ammonterebbe ad un totale di oltre 1,3 milioni di persone, per 5 milioni di ore lavorative perse all’anno e un costo per l’Inps di 725 milioni. Di più, da una ricerca del Centro studi di Confindustria i danni alla produttività delle aziende ammonterebbero a 3,2 milioni all’anno.

Nonostante la L. n.104/92 sia uno strumento di welfare importante, il panorama imprenditoriale e normativo Italiano si scontra, come spesso accade nel nostro Paese, con la mancanza di controlli, mentre crescono gli abusi.

Vi è in Italia una forma di endemico lassismo che porta a non reagire neanche davanti a scandali di vasta portata. Nemmeno i Legislatori che, recentemente, si sono occupati della riforma del lavoro e della riforma della Pubblica Amministrazione hanno affrontato il problema, pur in presenza di dati così allarmanti.

Davanti a uno scenario così sconfortante chi si occupa delle esigenze delle aziende? Notoriamente sappiamo che le Imprese devono destreggiarsi fra la necessità di avere strumenti di verifica, e una normativa, in primis lo Statuto dei Lavoratori, che limita i controlli sui dipendenti o li ammette solamente se si sospetta un danno patrimoniale. La Cassazione, nel merito, ha più volte stabilito che, oltre a furti e danneggiamenti, le assenze immotivate rientrano nella casistica.

Per i “Furbetti della 104” finalmente si profilano tempi duri anche perché la linea delle varie sentenze in cassazione si è consolidata non solo nel ritenere che il dipendente che utilizza i permessi ex L. n.104/92 per fini diversi da quelli assistenziali commette infrazione disciplinare, punibile anche con il licenziamento per giusta causa, ma che si può configurare a suo carico la rilevanza penale per reato di truffa nei confronti dell’Istituto previdenziale e del datore di lavoro.

Si avverte quindi, a favore degli imprenditori, un clima giudiziario maggiormente disteso confermato, negli ultimi anni, da una copiosa giurisprudenza, volta a contrastare l’abuso o il distorto utilizzo dei permessi finalizzati all’assistenza dei familiari disabili e, visto il consolidato orientamento dei Tribunali, si è rilevato anche un notevole incremento di soluzioni cosiddette extragiudiziale.

Investigazioni Italia srl

Agenzia leader Nazionale per i controlli sull’uso improprio di permessi ex L. n.104/92

Da sempre vicina alle esigenze delle Imprese, Investigazioni Italia srl, vista la portata del fenomeno ha creato un Team di veri professionisti – attivi sull’intero territorio nazionale – dedicato al solo controllo dell’uso improprio della ex L 104/92.

I servizi e i progetti Investigativi sull’uso improprio dei permessi ex L. n.104/92, forniti, alle imprese su specifico mandato da INVESTIGAZIONI ITALIA SRL, vista anche la rilevanza penale, sono uno strumento assolutamente legittimo nell’ambito del potere di controllo che le imprese possono e devono esercitare a tutela del patrimonio aziendale, anche attraverso l’utilizzo di un investigatore privato autorizzato.

Nel 2017 INVESTIGAZIONI ITALIA si è occupata di 122 casi relativi a permessi ex L104/92 contestandone, attraverso gli elementi probatori raccolti, circa il 73% ottenendo in seguito, 65 licenziamenti per giusta causa.

L’interrogativo sorgente, circa il divieto di controllo da parte del datore di lavoro, previsto dallo Statuto dei Lavoratori, sullo svolgimento delle mansioni lavorative sia da parte di guardie giurate e personale addetto alla vigilanza che tramite impianti audiovisivi (artt.2,3,4, L. n.300/70), nel nostro caso è ampiamente superato poiché i servizi investigativi, progettati da INVESTIGAZIONI ITALIA SRL per verificare l’eventuale uso improprio della ex L.104/92, sono finalizzati unicamente ad accertare che il dipendente non metta in atto comportamenti scorretti, che possono far venir meno quel rapporto di fiducia che è elemento essenziale del rapporto di lavoro subordinato.

Affinchè gli elementi di prova, raccolti dagli agenti di INVESTIGAZIONI ITALIA SRL siano validi in giudizio, devono essere circoscritti alla sola verifica del tempo impiegato dal dipendente per l’accudimento del familiare disabile, avendo cura di escludere ogni immagine o video che possono invadere la privacy.

A conclusione del servizio investigativo, INVESTIGAZIONI ITALIA fornirà all’impresa committente / legale di fiducia, un dossier conforme a detti principi attraverso il quale potrebbe scattare il licenziamento per giusta causa.

I servizi investigativi di INVESTIGAZIONI ITALIA srl sono sviluppati sull’intero territorio nazionale, vengono affidati ad investigatori professionisti dipendenti della società ai sensi del DM 269/2011 a garanzia della qualità e dell’affidabilità istituzionale che da sempre la contraddistingue e, seppur possano rappresentare un costo per l’azienda committente, allo stesso tempo assicurano la possibilità di un riscontro oggettivo professionale e producibile nell’aula del Tribunale a supporto del buon diritto dell’imprenditore.

Alcune sentenze di Cassazione

La Corte di Cassazione si è espressa con la sentenza n.5574 del 22 marzo 2016, ritenendo legittimo il licenziamento del lavoratore, che, usufruendo di tali permessi retribuiti, li utilizzi per un tempo inferiore a quello concesso per l’assistenza al parente.

Nel caso specifico, l’azienda aveva licenziato per giusta causa un lavoratore che, nelle tre giornate dedicate ai permessi ex L. n.104/92, si recava effettivamente presso il domicilio del familiare da assistere, ma soltanto per un totale di 4 ore e 13 minuti, pari al 17,50% del tempo totale concesso. In un giorno, addirittura, il dipendente non si era nemmeno recato presso il parente.

Nella sentenza n.112 del 7 luglio 2014, il Tribunale di Lanciano aveva ritenuto illegittimo il licenziamento disciplinare e aveva condannato la società al reintegro del lavoratore e al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a 12 mensilità dall’ultima retribuzione globale di fatto. A detta del Tribunale il datore di lavoro avrebbe dovuto dimostrare in giudizio che il dipendente non avesse realmente prestato assistenza al familiare nel tempo della sua permanenza presso il domicilio dello stesso, precisando che la funzione assistenziale che legittima la fruizione dei permessi della L. n.104/92 non richiede un intervento permanente e continuativo, tanto più che, nel caso specifico, il lavoratore aveva provato di aver prestato tale attività nei confronti del disabile. Sono stati, quindi, ritenuti validi dal giudice gli elementi di prova forniti dal lavoratore, quali:

  • l’effettiva assistenza al disabile per alcune ore nelle giornate di permesso;
  • la mancanza di occupazioni diverse con essa incompatibili;
  • l’accertata volontà dell’assistito, che lo avrebbe congedato poco dopo il suo arrivo;
  • l’assenza di precedenti disciplinari a carico del lavoratore;

inducendolo a concludere per la non proporzionalità della sanzione disciplinare del licenziamento rispetto ai fatti contestati. Pertanto, il recesso doveva considerarsi illegittimo, con le conseguenze risarcitorie previste dall’art.18 St.Lav..

Con sentenza n.737, pubblicata il 22 Settembre 2014, la Corte d’Appello di L’Aquila, in riforma della precedente, accoglieva il reclamo dell’azienda, ritenendo che il comportamento del dipendente dovesse essere considerato “grave violazione del vincolo fiduciario insito nel rapporto di lavoro”, in quanto, vista la parziale necessità di assistenza del familiare, lo stesso avrebbe dovuto rendersi disponibile nei confronti dell’azienda e, pertanto, la decisione della Corte trova fondamento “nell’evidente intenzionalità della condotta e dalla natura della stessa, indicativa di un sostanziale e reiterato disinteresse del lavoratore rispetto alle esigenze aziendali e dei principi generali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto, senza che potesse rilevare in senso contrario, stante l’idoneità della condotta a ledere il rapporto fiduciario, la sussistenza di un marginale assolvimento dell’obbligo assistenziale”.

  1. Madonia