Il 19 aprile 2017, il Parlamento italiano ha approvato senza modifiche la conversione in legge del d.l. 17 marzo 2017, n. 25, recante disposizioni urgenti per l’abrogazione delle previsioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti, nei seguenti termini: “1. È convertito in legge il decreto-legge 17 marzo 2017, n. 25, recante disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale”.

Suscita peculiare interesse, nello specifico, la soppressione del 2°, 3° e 4° periodo dell’art. 29, comma 2, del d.lgs. n. 276 del 2003 – inerenti al beneficio della preventiva escussione, introdotto dal d.l. n. 5 del 2012, conv. l. n. 35 del 2012 e, successivamente, modificato dall’art. 4, comma 31, lett. a) e b) l. n. 92 del 2012 – che, sino all’entrata in vigore del d.l. 17 marzo 2017, n. 25, così disponeva: “Il committente imprenditore o datore di lavoro è convenuto in giudizio per il pagamento unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori. Il committente imprenditore o datore di lavoro può eccepire, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori. In tal caso il giudice accerta la responsabilità solidale di tutti gli obbligati, ma l’azione esecutiva può essere intentata nei confronti del committente imprenditore o datore di lavoro solo dopo l’infruttuosa escussione del patrimonio dell’appaltatore e degli eventuali subappaltatori”.

A riguardo, la giurisprudenza in materia ha statuito che il beneficio della preventiva escussione, invocato dal committente, “opera esclusivamente in sede esecutiva”, nel senso che il lavoratore non può procedere coattivamente a carico del committente dell’appalto “se non dopo aver agito infruttuosamente sui beni dell’appaltatore”; il beneficio della preventiva escussione “non impedisce”, tuttavia, allo stesso lavoratore di agire in sede di cognizione per munirsi di uno specifico titolo esecutivo contro il committente (Trib. Bari, sez. lav., 20 agosto 2014; Trib. Milano, sez. lav., 21 maggio 2014).

D’altra parte, non sono state ravvisate preclusioni all’operatività del beneficio della preventiva escussione in caso di fallimento dell’appaltatore: “Premesso che l’eccezione d’escussione incide sull’azione esecutiva ope legis, a prescindere, cioè, da una sua esplicita menzione da parte del giudice di merito”, si è statuito che la mera declaratoria di fallimento dell’appaltatore non è sufficiente a far ritenere provato in re ipsa il fatto che l’escussione del patrimonio di quest’ultimo “non potrà che avere un esito infruttuoso”, sicché, per poter utilmente agire nei confronti della committente, il lavoratore deve attendere l’esito della procedura concorsuale o, almeno, dimostrare di non aver potuto trovare nell’ambito della stessa la soddisfazione integrale del proprio credito (Trib. Udine, sez. lav., 22 settembre 2014).

In ogni caso, si evidenzia che la novità normativa del d.l. 17 marzo 2017, n. 25 – nel silenzio del Legislatore – non avrebbe portata retroattiva, incidendo, pertanto, solo per le posizioni creditorie dei lavoratori maturate a far data dal 17 marzo 2017, giorno di entrata in vigore del citato decreto legge.

A tale conclusione si perviene in richiamo del più recente orientamento in materia, afferente la speculare questione sorta in occasione dell’introduzione del beneficio in oggetto, secondo cui “l’eccezione con cui si fa valere il cd. “beneficium excussionis” ha natura sostanziale e non processuale, operando esclusivamente in sede esecutiva, ed incidendo sulla natura dell’obbligazione (che da “solidale” in senso stretto diviene obbligazione “sussidiaria”) – pertanto – potendo la novella trovare applicazione solo per le fattispecie perfezionatesi successivamente alla sua entrata in vigore” (App. Venezia, sez. lav., 23 gennaio 2017; App. L’Aquila, sez. lav., 10 gennaio 2014; Trib. Milano, sez. lav., 14 giugno 2013).

Infine, a maggior ragione con l’eliminazione del beneficio della preventiva escussione, è plausibile che il lavoratore dipendente dell’appaltatore, ovvero gli enti previdenziali, possano agire per il recupero dei rispettivi crediti esclusivamente nei confronti del committente, senza chiamare in causa l’appaltatore. Impregiudicata l’azione di regresso di cui all’ultimo periodo dell’art. 29, comma 2, d.lgs. n. 276 del 2003, a riguardo il precedente orientamento in materia aveva già statuito che l’art. 29 del d.lgs. n. 276/2003, nel prevedere la congiunta chiamata dell’appaltatore, pur ponendo quale regola generale la concentrazione dell’azione nei confronti dei coobbligati, “non vale certo ad impedire l’autonoma proposizione del giudizio nei confronti del solo committente”, obbligato solidale, nei casi in cui la domanda nei confronti del datore di lavoro, obbligato principale, sia improponibile o improcedibile nell’ordinaria sede di cognizione, “in quanto, diversamente opinando, il regime di responsabilità solidale accordato al lavoratore dalla disposizione speciale in commento risulterebbe completamente vanificato, non essendo dato accertare in sede concorsuale le posizioni creditorie insinuate anche nei confronti di soggetti coobbligati alle stesse estranei. Non è ravvisabile un’ipotesi di litisconsorzio necessario” (Trib. Monza, sez. lav., 22 luglio 2014, n. 388; in senso conforme Trib. Milano, sez. lav., 29 settembre 2011).
(Estratto da Diritto 24 de “Il Sole 24 Ore” del 26/04/2017)

9 Novembre 2017 – Partecipazionedi Investigazioni Italia all’incontro di Confindustria Canavese “Contratto di appalto e reponsabilità solidale”